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ANDATE E ANNUNCIATE: E' LA MISSIONE   versione testuale
Nota pastorale di accompagnamento alla Lettera Cinque pani, due pesci e la folla per l’Anno pastorale 2003-2004


 
 
S.E. Rev.ma Mons. ADRIANO CAPRIOLI

Andate e annunciate: è la Missione – Nota pastorale di accompagnamento alla Lettera Cinque pani, due pesci e la folla per l’Anno pastorale 2003-2004

Introduzione

“Non scriva un’altra lettera pastorale... insista sul tema già avviato con la lettera pastorale sull’Eucaristia Cinque pani, due pesci... c’è bisogno di un altro anno per essere meglio richiamata nella vita del cristiano come singolo e come comunità”. È questo il consiglio che ho raccolto da più voci e che vorrei tradurre in questa sorta di nota pastorale: un testo di accompagnamento, quasi un vademecum, indirizzato ai cristiani che frequentano la Messa domenicale, perché si sentano impegnati non solo a celebrarla adeguatamente, ma a vivere tutta la carica missionaria che l’Eucaristia racchiude. Nel Messale latino, infatti, la celebrazione della Messa si conclude con il congedo: Ite, Missa est. La traduzione abituale, “la Messa è finita”, dice solo in parte il senso di questo “congedo”, cioè, in latino, dimissio: termine che porta in sé il senso dell’invio, della missione (missio), appunto. È come se il diacono o il sacerdote dicessero alle comunità cristiane: “Andate, è il momento della missione”. Mi piace pensare a questa mia Nota Pastorale come a un commento, una spiegazione di questa parola perché, in ciascuno e in ogni comunità, risuoni a lungo l’invio che parte dall’altare del Signore: “Andate…”. Mi sollecita in questa prospettiva missionaria l’apostolo Paolo, quando scrive la sua prima lettera ai cristiani di Corinto: “Innanzi tutto, quando vi riunite in assemblea, sento che ci sono divisioni tra di voi, e in parte lo credo. È necessario infatti che avvengano divisioni tra di voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi” (1 Cor 11,18-19). Sorprende la chiarezza con cui l’Apostolo imposta la questione che gli sta a cuore. È come se dicesse: “Guardate a come celebrate l’Eucaristia, e vi renderete conto di che cristiani siete”. C’erano cristiani che, per marcare la loro superiorità sugli altri, preferivano arrivare prima, occupando i primi posti e incominciando a mangiare quello che si portavano da casa, senza aspettare gli altri e condividere con loro la cena. C’erano, probabilmente, cristiani che arrivavano già divisi in appartenenze ben consolidate e organizzate, senza una vera volontà di comunione nella stessa fede in Cristo, come l’Apostolo richiama nella prima parte della lettera (cf. 1 Cor 1,12). C’erano poi coloro che esibivano i propri carismi in modo protagonistico, disattendendo però l’utilità comune (cf. 1 Cor 12,7). L’Apostolo inizia così un esame di coscienza, come se parlasse in pubblico (le lettere di Paolo erano lette effettivamente nelle assemblee eucaristiche), con la lucida determinazione di chi vuole mettere ordine, ma soprattutto con la paziente preoccupazione del pastore che vuole guidare il suo gregge a ritrovare tutta la ricchezza e bellezza del mistero che l’Eucaristia, degnamente celebrata, racchiudeva per la vita cristiana di quella comunità. Non intendo qui dare una lettura del testo paolino e della intera lettera ai cristiani di Corinto, che lascio alla iniziativa delle comunità cristiane, dei gruppi e dei singoli mettere in programma (è previsto un sussidio a cura del Servizio Apostolato Biblico dell’Ufficio Catechistico diocesano). Attualizzando l’animo apostolico di Paolo, mi rivolgo qui a ogni cristiano che frequenta l’Eucaristia domenicale (il “cristiano della domenica”) e soprattutto alle comunità eucaristiche, in particolare ai Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali e diocesano, perché tutti ci si senta chiamati sul territorio a farsi carico missionariamente di quanti, pur battezzati, non frequentano le nostre comunità.

08/09/2003



Nota pastorale di accompagnamento alla Lettera Cinque pani, due pesci e la folla per l’Anno pastorale 2003-2004