INTRODUZIONE
Questa lettera pastorale è il frutto di una mia decisione previa: quella di trovare il tempo, e non solo il tempo, di scriverla. Non solo il tempo, ma prima ancora la volontà e la ragione. Ricevo anch‘io tante lettere pastorali scritte da vescovi miei amici, che all‘inizio leggevo per un qualche utile confronto. Confesso che ultimamente finisco per ringraziarli, senza averle lette. Mancanza di tempo? Disinteresse? Supponenza? Senso di troppo? No.
È vero, il magistero abbonda di documenti, di messaggi, di lettere che si accumulano sui tavoli degli uffici pastorali, delle segreterie episcopali, delle canoniche dei parroci… quando non finiscono perduti. ―Cercala nel cestino!‖, raccomandava un vicario episcopale di Milano a un parroco, che si scusava di non aver ricevuto una importante lettera.
Le lettere ci vogliono, come i vasi di fiori all‘ingresso di una casa e sui davanzali delle finestre, per invitare a entrarvi più gioiosamente e serenamente. Sono convinto che le lettere pastorali non sono testi da leggere, ma ―da fare‖, come gli ―Esercizi‖ di S. Ignazio di Loyola, scritti per accompagnare il cammino degli esercizi spirituali secondo il noto metodo del mese ignaziano.
Scritta dal Vescovo durante il suo mese di vacanza estivo — al caldo agostano —, preparata lungo l‘anno dai vari incontri dei vicari episcopali e foranei e degli Uffici pastorali, la lettera chiede di essere fatta camminare, non solo letta, sul vasto territorio della Diocesi, accolta dalle comunità parrocchiali e realtà ecclesiali, accompagnata dai parroci, preti e diaconi, operatori pastorali, dalle persone di vita consacrata e ultimamente anche dai laici impegnati nel sociale e nel politico.
Mi auguro che la lettera possa diventare strumento di lavoro per incontri di progettazione nei consigli pastorali, in assemblee parrocchiali o di associazione. Non solo: il testo vuole offrire anche spunti di meditazione e catechesi per ritiri spirituali, gruppi di ascolto, corsi di formazione cristiana, e non mi dispiacerebbe suscitasse un confronto tra i preti e i diaconi sui nostri temi di predicazione!
Questa è l‘ottava lettera pastorale, dopo le sette che si sono succedute in questi dodici anni di ministero episcopale nella Chiesa di Reggio Emilia - Guastalla. Posso dire di non averle scritte dall‘inizio ―di getto‖, ma mosso di volta in volta dalle circostanze della vita di una Chiesa che ancora dovevo imparare a conoscere e amare, come mi esprimevo nella omelia di ingresso: ―l‘amare una Chiesa è già principio di conoscenza‖ (S. Gregorio Magno).
Un‘immagine di Chiesa mi ha comunque coinvolto già dall‘inizio: la Chiesa di Gesù Cristo e degli Apostoli, tramandata da S. Prospero e dai successori, la Chiesa rinnovata dal Concilio e dai Papi che l‘hanno accompagnata: il beato Giovanni XXIII, i servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo I, il venerabile Giovanni Paolo II, e ora Benedetto XVI.
A partire dall‘immagine di Chiesa, ispirata alla Parola di Dio e rivisitata dal Concilio, ho cercato in questi anni di sviluppare gradualmente il cammino della nostra azione pastorale in due momenti.
In un primo momento, ho preso in considerazione i pilastri che reggono la vita delle nostre parrocchie: un‘immagine comunitaria di Chiesa a partire dalla grazia dell’evento giubilare (1999-2000) e dall‘invito a ricominciare dal Vangelo (2000-2001); il compito dell‘evangelizzazione nelle nostre terre (2001-2002); la centralità dell’Eucaristia per diventare comunità (2002-2003) e l‘urgenza per la missione (Nota pastorale per il 2003-2004); l’Iniziazione cristiana, i suoi luoghi e percorsi (2004-2006).
In un secondo momento, ho inteso sollecitare le concrete comunità cristiane con gli imperativi che si impongono alla nostra azione pastorale in momenti di cambiamento come quelli che stiamo vivendo e soffrendo: educare e le sue figure di accompagnamento: famiglie e comunità (2006-2008); comunicare la fede in un contesto di pluralismo culturale e religioso (2008-2010), e ora, da ultimo, quello del vigilare.