Tempo di nomine e trasferimenti di sacerdoti. Domenica scorsa è stato reso pubblico un primo elenco. Come ogni anno a far notizia sono solitamente i lamenti, le proteste, i commenti negativi, lira degli scontenti per la partenza del sacerdote destinato altrove. Dietro lamarezza bisogna anzitutto leggere affetto e apprezzamento verso il proprio pastore, anche se talvolta tardivi, cioè scarsamente manifestati finché egli era presente nella comunità. Il distacco suscita il rimpianto, tocca il cuore del sacerdote e ferisce la comunità. La quale, se addirittura viene privata della presenza di un parroco residente, talvolta subisce un vero trauma, soprattutto se non è stata preparata a una cosiddetta unità pastorale. In ogni caso è un fenomeno fisiologico sia lamarezza della comunità che si vede privata del pastore sia la sofferenza del sacerdote che lascia tanti volti, interrompe legami e collaborazioni e, spesso in età non più giovane, è chiamato ad iniziare unattività pastorale con tante incognite. Fortunatamente col passare dei mesi di solito avviene un assestamento, una nuova partenza, al punto da dire che il cambiamento fa sperimentare alle comunità e ai sacerdoti anche nuove opportunità, nuovi stimoli che scuotono dallabitudine. Dopo il primo momento di ribellione interiore è possibile riflettere con pacatezza; guardando oltre i confini della propria parrocchia si scoprono necessità anche maggiori in altre comunità e la possibilità di lavoro insieme. Sul momento quasi nessuna nomina potrebbe apparire azzeccata; poi si scopre che in tanti casi sarebbe stato difficile trovare una soluzione migliore, al punto che qualunque decisione del Vescovo sarebbe stata sbagliata, perché inadeguata. Ma, intravista la complessità della realtà diocesana e conosciute meglio le motivazioni di certe scelte, si vede che talune interpretazioni vittimiste o protestatarie, magari enfatizzate sui media, sono espressione di una prima reazione emotiva suscitata da affetto, stima e smarrimento. Si impara anche che certe letture che hanno ampia eco sui giornali ignorano la realtà o la stravolgono. Che, ad esempio, un parroco diventi curato, cioè collaboratore di un altro parroco, puō apparire in ogni caso assurdo e mortificante, eppure spesso è linteressato stesso a chiedere di essere sollevato da un peso ormai sproporzionato alle sue forze. Guardando più da vicino la realtà diocesana, si diventa più cauti nello sparare giudizi. Parrebbe quindi fondamentale, allinterno della comunità, come pure tra sacerdoti e laici, che prevalesse lesortazione di San Paolo ai Corinzi: fatevi coraggio a vicenda (2Cor 13,11). Non rendiamo più difficile alle comunità e ai sacerdoti il nuovo cammino da intraprendere.